Il sito archeologico

Claterna città romana

Scoprire la storia…

Archeologi riportano alla luce reperti romani nell’area archeologica di Claterna

Claterna, città romana di duemila anni fa, oggi è un sito archeologico.

Negli stessi luoghi e spazi in cui nel passato abitavano famiglie oggi lavorano gli archeologi coadiuvati da un team di specialisti in vari settori. Perché oggi la ricerca archeologica è diventata un metodo di lavoro multidisciplinare, in cui competenze a volte anche molto diverse da quelle dell’ambito più squisitamente storico si integrano reciprocamente. E i risultati che si possono raggiungere sono molto più efficaci e precisi.

Certo, ricostruire la storia di una città di duemila anni fa è operazione alquanto complessa; ed è proprio su indagini di questo tipo che diventa ancora più importante avere la possibilità di un approccio interdisciplinare e ben sostenuto dal punto di vista tecnologico.

Dal 2005 Claterna è protagonista di un innovativo progetto di studio e valorizzazione, avviato grazie alla collaborazione tra Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara (SABAP-BO), Comune di Ozzano dell’Emilia e associazione “Civitas Claterna” e oggi rivitalizzato dalla presenza di una nuova associazione, il “Centro Studi Claterna Giorgio Bardella – Aureliano Dondi”.

Un viaggio nel tempo

…e ricostruirla

La storia delle indagini è iniziata più di cento anni fa, alla fine dell’Ottocento, quando Edoardo Brizio, uno dei padri dell’archeologia bolognese, iniziò a scavare e i resti della città presero a riemergere dalle campagne ozzanesi: strade e domus con mosaici, l’area forense pavimentata in ghiaia, tantissimi oggetti di vita quotidiana fra cui un incredibile Amorino in terracotta.

Da allora le ricerche non si sono mai fermate grazie ad alcune campagne di scavo condotte da esperti conoscitori della storia romana della regione, come Salvatore Aurigemma (anni Trenta), Guido Achille Mansuelli e Maria Bollini (anni Cinquanta e Sessanta).

Ma è negli anni Ottanta che nacque per la prima volta un progetto di indagine sistematica e capillare, coordinato da Jacopo Ortalli (Soprintendenza Archeologica) e Giorgio Bardella (associazione “Gruppo Città di Claterna”): la nuova base di lavoro diventò il survey, cioè la ricerca analitica di superficie su tutta l’area urbana e buona parte di quella suburbana, poi integrata con lo studio delle fotografie aeree; questo produsse un energico balzo in avanti nelle ricerche e nuovi interessanti scenari si spalancarono: fu creata la prima “fotografia” virtuale e completa della città e delle sue potenzialità storiche e i nuovi saggi di scavo vennero usati per trovare risposte mirate ai tanti quesiti che rimanevano irrisolti.

Oggi conosciamo molto meglio gli elementi che componevano Claterna: possiamo collocarli con precisione sulla carta, ne riconosciamo più agevolmente la funzione (ambiti pubblici e privati; strade, case, impianti produttivi, infrastrutture) e ne studiamo i cambiamenti nel corso del tempo.
E grazie a queste nuove informazioni cominciamo anche a capire chi erano i Claternati.

Per ulteriori approfondimenti sulle indagini in corso: http://www.archeobologna.beniculturali.it/bo_ozzano_emilia/claterna.htm#Aggiornamenti

Gli scavi che stanno riportando alla luce la Città di Claterna

Mappa del sito archeologico

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