Claterna Città Romana

Ozzano dell’Emilia

Una storia lunga 800 anni

Claterna città romana: una storia lunga quanto quella della presenza romana nella nostra regione, dal II secolo a.C. al VI secolo d.C.; ottocento anni pervasi di tanta quotidianità legata da alcuni eventi di ampio respiro. Come è successo in tante altre città dell’Impero romano.

Basta il nome per evocare la memoria preromana dei luoghi, quando genti prima etrusche e poi celtiche scelsero di vivere stabilmente in questi territori per sfruttarne le potenzialità rurali e le possibilità di controllo di importanti vie di comunicazione.

Su questo importante sostrato, che ha iniziato a restituire tracce tangibili anche a Claterna, inizia la nostra storia; ascoltiamo ora le parole che ci ha lasciato un’autorevole voce del passato, Marco Tullio Cicerone, oratore, filosofo e uno dei protagonisti della vita politica romana sul finire dell’età repubblicana:

Area degli scavi archeologici della Città Romana di Claterna

Ad familiares, XII, 5, 2
Parvis omnino iam copiis obsidebatur, quod magno praesidio Bononiam tenebat Antonius. Erat autem Claternae noster Hirtius, ad Forum Cornelium Caesar, uterque cum firmo exercitu; magnasque Roma Pansa copias ex delectu Italiae comparat.
“Gli eserciti che assediavano (Modena) dovevano essere poco considerevoli, poiché la guarnigione con cui Antonio teneva Bologna era forte. Ma c’erano anche il nostro Irzio a Claterna, e Cesare (= Ottaviano) a Imola, entrambi con valente esercito; e a Roma Pansa aveva preparato ingenti forze arruolando gli Italici.”

Con queste parole la nostra città esce dall’oscurità: nel 43 a.C. assiste alla c.d. “guerra di Modena”, episodio che rappresentò il trampolino di lancio di un giovane generale ventenne; e quando, sedici anni dopo, questo generale di nome Ottaviano riceverà dal Senato il titolo di Augustus, con buona pace di tutti diventerà il primo imperatore romano.

Muovere eserciti fra i centri ricordati da Cicerone ha sicuramente significato utilizzare la strada consolare della nostra regione, quella via Aemilia (l’odierna Via Emilia) aperta nel 187 a.C. come ossatura della sistemazione infrastrutturale della regio VIII Aemilia; è a cavallo della via che è nata Claterna, proprio là dove la strada scavalcava il torrente Quaderna e dove incontrava la via Flaminia Minor: non sembra casuale il fatto che in questa zona, poi occupata dalla città, alcune strade puntino con precisione in direzione del nord geografico, secondo una pratica diffusa nell’Italia antica.

La città, forte della valenza itineraria e della vocazione agricola del suo retroterra, si è poi sviluppata fino a raggiungere la dimensione massima di circa 18 ettari; un centro di media grandezza, dunque, che ha trovato nella via la sua continuità di vita e il collegamento con l’ager riordinato dai canali e dalle strade della centuriazione e disseminato di fattorie. All’epoca della “guerra di Modena” Claterna era già diventata un municipium, centro amministrativo economico e politico al servizio della porzione di pianura e collina delimitata dai torrenti Idice e Sillaro.

Alla fine dell’età augustea la città aveva una struttura completa e una forma regolare: strade tracciate con modalità geometrica a partire dalla via Emilia; isolati occupati da edifici pubblici e privati, facendo attenzione a rispettare precise destinazioni d’uso.

Il comparto pubblico si apriva quasi al centro, fiancheggiato dalla via Emilia (decumano massimo) e delimitato dai principali edifici della vita cittadina: portici, un tempio, la basilica civile; l’ampio spiazzo rettangolare era sede del mercato, ma anche spazio privilegiato per ospitare i monumenti onorari, depositari della memoria pubblica, e luogo di incontro e socializzazione.

A nord-est, il teatro, luogo di spettacoli di sapore greco-italico (commedie, tragedie, farse, mimi), mentre verso sud-est, al di là della via Emilia, recenti indagini fanno ipotizzare la presenza di un grande edificio termale per il benessere e la cura del corpo; ancora da scoprire la posizione dell’anfiteatro, forse una struttura provvisoria, per il quale un’iscrizione degli inizi del I sec. d.C. ricorda dei ludi, ovvero dei giochi gladiatori.

Non mancano i riferimenti a legami politici importanti, come l’interesse della famiglia imperiale noto grazie al frammento di iscrizione che menziona Agrippa, genero e generale di Augusto, come patronus.

Gli spazi privati, e in particolare le case, occupavano il resto degli isolati; la diversificata tipologia di soluzioni abitative che gli scavi stanno rivelando getta luce su una popolazione articolata a livello sociale ed economico.

Famiglie di estrazione ricca risiedevano in domus anche di notevoli dimensioni, decorate da pavimentazioni a cocciopesto e mosaico e da affreschi parietali (domus dei mosaici, domus del tralcio d’acanto, domus del fabbro); ma una moltitudine di estrazione media o bassa doveva occupare case unifamiliari di qualità più semplice e adatte anche alle attività lavorative che svolgevano.

Ma la città non finiva qui: almeno due periferie, i suburbia occidentale e orientale, erano sorte lungo la via Emilia con funzionalità specifiche: le officine degli artigiani, che lavoravano metallo, vetro e argilla, e le necropoli, lo spazio riservato ai defunti e alla memoria familiare declinata anche in pubblico.

Agrippa, genero di Augusto, patronus di Claterna

Diversi cittadini di Claterna cercarono spazio per le loro aspirazioni politiche: come Publius Camurius Nicephorus, un seviro addetto anche al culto della famiglia imperiale che offrì alla città giochi pubblici; la religione era strettamente legata alla vita politica ed elementi come la dedica del tempio di Apollo Augusto o l’iscrizione onoraria all’imperatore Massimino il Trace e al figlio Massimo confermano la durata dello stretto rapporto esistente fra la città e la famiglia imperiale.

Dalla fine del II secolo d.C. il sistema imperiale romano entrò in crisi e si diffuse un sentimento generalizzato di insicurezza; ascoltiamo ancora una volta una voce che arriva dal passato attraverso le parole con cui il vescovo Ambrogio di Milano, verso la fine del IV secolo d.C., descrive un viaggio nella regio Aemilia.

Epistulae, XXXIX
Nempe de Bononiensi veniens urbe a tergo Claternam, ipsam Bononiam, Mutinam, Rhegium derelinquebas, in dextera erat Brixillum, a fronte occurebat Placentia, veterem nobilitatem ipso adhuc nomine sonans, ad laevam Apennini inculta miseratus, et florentissimorum quondam populorum castella considerabas, atque affectu relegabas dolenti. Tot igitur semirutarum urbium cadavera, terrarumque sub eodem conspectu exposita funera… in perpetuum prostrata ac diruta…
“Venendo da Bologna ti lasciavi alle spalle Claterna, la stessa Bologna, Modena, Reggio, incontravi alla destra Brescello, di fronte appariva Piacenza, risonanti nei loro nomi di un’antica nobiltà; e riflettevi sulle antiche città di popoli fiorenti, mentre impietosito osservavi i campi incolti che si stendono alla sinistra degli Appennini, e ti allontanavi accompagnato da un senso di dolorosa tristezza. Allora dunque con un unico sguardo vedevi cadaveri di città semidistrutte e le evidenti rovine di quelle terre… per sempre abbattute e distrutte…”

Apparentemente, qualcosa di drammatico e travolgente sembra aver lasciato un quadro di distruzione e rovina; oggi, le indagini archeologiche ci aiutano a capire meglio e a inserire le parole di Ambrogio, di sapore squisitamente letterario, in una cornice storica meglio definita.

La crisi, attraverso un graduale processo di trasformazione, promosse la nascita di nuovi modelli di popolamento e le città lungo la via Emilia vi si adattarono in maniera diversificata: a Claterna i segni sono evidenti, sia nella risistemazione di alcuni isolati, sia nel completo abbandono di altri; gradualmente caddero in rovina alcuni quartieri, come quello pubblico, poi l’abitato si concentrò a ridosso della via Emilia.

Sicuramente cambiarono le funzioni: tra IV e V secolo la città diventò un villaggio, luogo di sosta all’interno di una rete viaria ancora funzionante, sede di mercato e di attività artigianali. Ma i tentativi di adattarsi non produssero risultati a lungo termine e nel corso del VI secolo d.C. Claterna venne abbandonata.

Se vuoi approfondire le indagini in corso:  http://www.archeobologna.beniculturali.it/bo_ozzano_emilia/claterna.htm#Aggiornamenti

Se vuoi approfondire le vicende di Claterna città romana, ti consigliamo di iniziare da due testi che potrai trovare nella Biblioteca Comunale “8 marzo 1908” di Ozzano dell’Emilia e in altre biblioteche della provincia di Bologna:

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